“Quando una persona, un gruppo, un Comune, una Provincia, una Nazione… si possono definire Città Aperta?
I. Quando in chi governa, all’amore del potere è subentrato il potere dell’amore. L’amore è il motore principale del cambiamento vero.
II. Quando vi è benessere per tutti, a partire da una prospettiva di costruzione sociale dell’habitat. Nella Città Aperta il benessere è supportato dall’amore, che a sua volta genera condivisione. Il benessere non può essere privilegio di pochi, ma è un diritto di tutti come l’aria che respiriamo.
III. Quando vi è rispetto della persona e vi è l’accettazione dell’altro così come egli è, facilitandone l’integrazione. Nella Città Aperta ognuno è qualcuno da amare.
IV. Quando vi è rispetto della cultura dell’altro, in una prospettiva interculturale che incoraggia i principi di empatia e reciprocità, la capacità di assumersi responsabilità sapendosi mettere nei panni dell’altro.
V. Quando vi è rispetto dell’ambiente che viene considerato patrimonio comune e, in quanto tale, curato, migliorato, incrementato, difeso.
VI. Quando vi è qualità della vita in ogni settore che coinvolge la vita della Comunità.
VII. Quando vi è comunicazione del sapere senza riserve e senza manipolazioni.
VIII. Quando vi è dialogo per la crescita di tutti con la crescita di ciascuno.
IX. Quando vi è formazione adeguata alle esigenze di tutti.
X. Quando il positivo prevale sul negativo e sul volto degli uomini fiorisce il sorriso”.
(FERLAUTO L., Il Comune verso la Città Aperta, Troina 2004, 5)