La “città aperta” è un concetto multidimensionale che esprime l’orizzonte su cui l’Oasi ha inscritto la propria identità e le diverse realizzazioni pensate e costruite “in nome” e “per” l’uomo nella prospettiva di un mondo libero e riconciliato, dove il destino di ciascuno è legato al riconoscimento dell’altro.
Al di là di “luogo fisico” o di strutture specifiche, “la città aperta” è un luogo “altro” che racchiude in sé:
Come tale “la città aperta” travalica i confini dell’Oasi e diventa una proposta “aperta” a tutti.
Scrive Padre Ferlauto: “una città intelligente e umana capace di mediare le istanze di una società che vuole acquisire una propria identità. Un luogo dove i cittadini si scoprono e vivono eguali nella logica della comprensione che scaturisce dalla solidarietà. Un luogo dove è naturale vivere liberi dalla paura dello scontro irrazionale degli uni contro gli altri. Una città che “propone”, sperimenta e dimostra che l’emarginazione del disabile, dell’anziano e del debole non ha ragione di esistere e la comunità può crescere nell’armonia di una convivenza normale. Una città che non coniuga l’homo homini lupus ma che vive la vita e progredisce alla luce serena e significante della pace … Si può fare spazio a nuovi stili di vita, a una nuova concezione del lavoro, a nuovi ritmi produttivi e a una diversa collocazione di studio-lavoro-tempo libero nel ciclo di vita individuale; si possono favorire il volontariato e la ripresa dell’iniziativa privata; si possono e si devono fare tante cose per integrare l’apporto critico e costruttivo dei giovani nella società”.