“La solidarietà nell’Oasi Città Aperta non è un
atto di pura liberalità ma un preciso dovere che si configura
come un atto di giustizia e pertanto non si possono chiudere gli occhi
e non vedere chi ha tanto, anzi tantissimo, che sfrutta solo per sé,
e chi ha poco o addirittura pochissimo o niente.
La solidarietà sarà la nuova dimensione relazionale che avrà sempre
più spazio nella società e diventerà sempre più coinvolgente
perché foriera di benessere tra gli uomini in quanto generatore di nuove
forme di sviluppo economico” (P. Ferlauto).
La solidarietà non è semplice beneficenza ma collaborazione intelligente
e responsabile per attivare la parte debole della società, per favorire
nuove economie e sperimentare nuove modalità per la promozione e l’integrazione
dell’uomo.
Un modello che l’Oasi ha perseguito sin dalla sua nascita
quando con la creazione della prima società, l’Oasi
Maria SS. srl, si è dato vita a una organizzazione di promozione
umana e sociale che si obbliga al reinvestimento sociale del profitto,
operando tuttavia non entro logiche caritatevoli e di pura assistenza,
ma all’interno del mondo degli scambi economici e quindi
soggetta a vincoli di sostenibilità e di efficienza di gestione.
Anche le altre realizzazioni dell’Oasi (ci troviamo in una
delle zone più povere d’Italia) hanno seguito questa
logica della trasformazione delle economie di gestione in investimenti
con l’attivazione di un processo moltiplicatore e acceleratore
di sviluppo solidale che è riuscito a varcare anche i confini
nazionali come nel caso del China Oasi Center for epilepsy o
dell’Oasis Cidade Aberta in Brasile.
Anche dentro questa visione nascono idee, stili, percorsi: