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IRCCS Oasi Maria SS.  In dialogo con Padre Ferlauto  Il meteo di Troina - progetto del laboratorio di informatica dell'Irccs  Servizio Civile
Solidarietą e sviluppo
foto - Solidarietą e sviluppo

“La solidarietà nell’Oasi Città Aperta non è un atto di pura liberalità ma un preciso dovere che si configura come un atto di giustizia e pertanto non si possono chiudere gli occhi e non vedere chi ha tanto, anzi tantissimo, che sfrutta solo per sé, e chi ha poco o addirittura pochissimo o niente.
La solidarietà sarà la nuova dimensione relazionale che avrà sempre più spazio nella società e diventerà sempre più coinvolgente perché foriera di benessere tra gli uomini in quanto generatore di nuove forme di sviluppo economico” (P. Ferlauto).
La solidarietà non è semplice beneficenza ma collaborazione intelligente e responsabile per attivare la parte debole della società, per favorire nuove economie e sperimentare nuove modalità per la promozione e l’integrazione dell’uomo.

Un modello che l’Oasi ha perseguito sin dalla sua nascita quando con la creazione della prima società, l’Oasi Maria SS. srl, si è dato vita a una organizzazione di promozione umana e sociale che si obbliga al reinvestimento sociale del profitto, operando tuttavia non entro logiche caritatevoli e di pura assistenza, ma all’interno del mondo degli scambi economici e quindi soggetta a vincoli di sostenibilità e di efficienza di gestione.
Anche le altre realizzazioni dell’Oasi (ci troviamo in una delle zone più povere d’Italia) hanno seguito questa logica della trasformazione delle economie di gestione in investimenti con l’attivazione di un processo moltiplicatore e acceleratore di sviluppo solidale che è riuscito a varcare anche i confini nazionali come nel caso del China Oasi Center for epilepsy  o dell’Oasis Cidade Aberta in Brasile.  

Anche dentro questa visione nascono idee, stili, percorsi:

  • Affermare il primato dell’essere sull’avere: ogni uomo vale per quello che è e non quello che possiede;
  • Promuovere la condivisione e l’integrazione: l’emarginazione non ha motivo di esistere. Al suo posto un nuovo stile di vita dove “deboli e forti” si accolgono vicendevolmente, si integrano, dove ognuno è responsabile dell’altro;
  • Puntare sui forti i quali sono dotati di possibilità che debbono valorizzare non solo per sé ma anche per gli altri e soprattutto per i deboli verso i quali non si deve manifestare solo pietà, ma anche solidarietà” (P. Ferlauto);
  • Sviluppare il benessere inclusivo (per tutti): la società dei consumi ci consegna un modello di vita che va rivisto e ricondotto ai valori della condivisione, della giustizia e dell’armonia fra le persone e i popoli, al richiamo di Cristo di essere come i più piccoli (deboli) dei nostri fratelli.

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