“Sapersi prendere cura dell’altro in ambito sanitario” rappresenta
la dimensione che probabilmente meglio delle altre descrive il ruolo
che l’Oasi ha assunto nella comunità civile ed ecclesiale.
Il passaggio progressivo da semplice casa di accoglienza a istituto
di ricovero e cura a carattere scientifico per il ritardo mentale
e l’involuzione cerebrale senile indica da una parte la scelta
irreversibile di “non andare oltre” ma di fermarsi
e chinarsi su coloro che erano più deboli, i disabili mentali,
che – ricorda Padre Ferlauto – “erano tenuti
in casa poiché si aveva vergogna di loro quasi fossero un
castigo di Dio”; dall’altra mostra come il “sapersi
prendere cura” diventa un complesso sistema integrato con
il coinvolgimento di una grande quantità di personale qualificato
per offrire, nel territorio, una risposta scientifica e umana a
tutti coloro che invocano salute e speranza di vita.
I punti fondamentali di questo impegno sono:
- un servizio dal volto umano: l’azione
sanitaria ha come fondamento la centralità della persona
umana attraverso la cura della relazione e dell’ascolto, l’attenzione
all’ambiente dove la persona assistita vive la propria
giornata, la presenza generosa e calorosa dei diversi operatori,
il coinvolgimento della famiglia;
- la promozione del benessere: Non ci interessiamo
solo della malattia e della sua cura ma anche del benessere della
persona assistita attraverso un approccio globale che porta a
pensare alla salute come a un insieme di dimensioni (psico-fisico-sociale-spirituali)
da sviluppare anche attraverso il potenziamento delle risorse
relazionali della famiglia;
- la testimonianza dell’amore e della speranza: Il
servizio diventa una piccola opera attraverso cui traspare l’amore
e la premura di Dio per sollevare l’uomo dalla sua debolezza.
Come ricorda Benedetto XVI “i pazienti sono essere umani
e gli essere umani necessitano sempre di qualcosa di più di
una cura solo tecnicamente corretta”;
- accompagnare con amore e competenza: il personale
sanitario è in continuo aggiornamento e formazione per
poter essere specialisti in umanità e competenti nel proprio
settore professionale;
- il malato soggetto attivo di evangelizzazione e di
salvezza: La persona che vive in situazione di malattia è inviata
anch’essa nella vigna del Signore come suo lavoratore.
La sua stessa vita annuncerà che la malattia è realtà redenta
dal Cristo ed è strumento di santificazione;
- una cura etica: il rispetto e la dignità della
vita dell’uomo richiedono l’impegno perché “dappertutto
vengano rispettati i principi fondamentali dai quali dipende
il destino dell’essere umano e il futuro della civiltà”.
L’etica guida la ricerca clinica che viene effettuata nei
nostri laboratori e ci offre una prospettiva per affrontare le
grandi domande di senso e significato che quotidianamente vengono
poste nel contatto quotidiano con esperienze di vita notevolmente
compromesse dalla malattia.
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