|
Da
diversi anni a questa parte la coltivazione delle piante
officinali è diventata argomento di un certo rilievo nel
quadro delle problematiche agricole italiane. Alla base di
questo interesse si pongono alcuni fattori, tra i quali, una
domanda al consumo più intensa collegata ad una crescente
ricerca di un migliore rapporto con la natura e con ciò che
essa offre, ma anche una richiesta di prodotti (alimentari,
terapeutici e cosmetici) quanto più possibili naturali e non
sottoposti a manipolazioni.
L’orientamento verso la coltivazione di piante officinali nasce dal trovare
produzioni alternative in grado di offrire nuove possibilità di occupazione
e di integrazione al reddito, soprattutto in aree marginali di collina e di
montagna.
Sono da
considerare officinali quelle piante che direttamente o tramite i principi
attivi che si estraggono, possono essere utilizzate prevalentemente nelle
cure di malattie o nella preparazione di medicinali, nelle industrie dei
cosmetici, nei profumi, nei coloranti, nei concianti, negli insetticidi, nei
liquori e nelle spezie per cucina.
In questo contesto, l’azienda agricola AGRIMA, attraverso
le sue ampie potenzialità e dimensioni aziendali, fa intravedere la nascita
di un indirizzo finalizzato alla coltivazione e produzione di “aromatiche”
ed “officinali”.
La
coltivazione di officinali mette in rilievo l’importanza di poter
valorizzare terreni nell’ambito del territorio montano siciliano. Basti
pensare che esiste una vocazionalità per queste piante comprovata da secoli
e rimasta nella toponomastica del territorio, attraverso i nomi di alcune
località di campagna denominate “Rigano” e “Menta”, per la presenza,
appunto, allo stato spontaneo di queste due officinali; come pure la
presenza di una contrada chiamata “Mortille”, per la presenza del Mirto o
contrada “Stingi” per la presenza del Lentisco.
Si
ritiene, pertanto di indubbio interesse il rilancio di queste zone
attraverso l’immissione e la coltivazione di questo genere di colture come
valido investimento per alcune aziende agricole, le quali potrebbero
senz’altro contribuire a migliorare l’economia del comprensorio.
Origano
L’origanum vulgare appartiene
alla famiglia delle labiatee ed il suo nome prende il significato da due
termini di origine greca: “oros”=montagna e “ganos”=splendore, delizia;
pertanto “splendore o delizia delle montagne”.
E’ una pianta erbacea perenne a
fusto eretto e ramificato nella parte superiore; i fiori sono piccoli e
compaiono in luglio-agosto. Di questa pianta, che allo stato spontaneo
cresce nei campi incolti, in terreni assolati e rocciosi, si utilizzano le
foglie e le sommità fiorali.
E’ però solo nell’area del
Mediterraneo che acquista il suo inconfondibile profumo, tale da essere
percepito a grandi distanze. In estate, i fusticini, dopo essere stati
recisi, si legano a mazzetti e si conservano per essere essiccati dentro
sacchetti di carta appesi in luogo ombroso e ben areato.
L’origano ha una storia lunga e
ricca; esso fin dai tempi più remoti è stato utilizzato contro la febbre, le
affezioni cutanee e per facilitare la digestione. Nella tradizione popolare
veniva bruciato insieme alla menta ed al timo, nei periodi di pestilenza,
perché si riteneva capace di purificare l’aria e tenere lontano le malattie
Salvia
La
salvia officinalis ha un uso fondamentalmente erboristico, come
componente di tisane, anche se è possibile ricavare dalle foglie un olio
essenziale che trova collocazione presso le industrie cosmetiche,
liquoristiche e farmaceutiche.
Le zone
adatte a questa coltura sono la pianura e la bassa collina, con un ciclo
colturale di 3-4 anni; l’impianto avviene generalmente impiegando le talee.
Zafferano
Il
crocus sativus è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle
iridacee, presenta un bulbo-tubero sferico e fiori di colore
azzurro-porporino che contengono tre stimmi di colore arancione.
Raramente si rinviene in Sicilia allo stato spontaneo, mentre nei prati e
nei pascoli è possibile osservare i fiori del Colchico autunnale, con semi e
bulbi velenosi, il quale con facilità può essere confuso con il vero e
proprio zafferano. Questa pianta cresce fino a 1200 metri d’altitudine in
terreni sabbiosi-limosi, profondi e drenati.
In
Sicilia, solitamente, veniva coltivata negli orti familiari e nei vigneti, i
cui fiori erano raccolti al mattino presto manualmente dagli uomini, a
bocciolo chiuso e nelle prime ore del mattino, da fine ottobre a metà
novembre, per essere lavorati dalle donne; gli stimmi, posti su fogli di
carta, venivano essiccati accanto al braciere.
Lo
zafferano, particolarmente famoso quello coltivato in Abruzzo, risulta di
largo impiego come condimento alimentare, nella colorazione dei risotti,
nelle industrie liquoristiche ed in erboristeria. In provincia di Enna viene
prodotto, addirittura, un formaggio con l’essenza dello zafferano, che
prende il nome di “Piacentino”. Il prodotto finale è dato dagli stimmi
fiorali caratteristicamente profumati e dal colore arancio intenso.
La sua
coltivazione è fortemente penalizzata dall’elevato fabbisogno di manodopera,
mentre la meccanizzazione è limitata solamente alla lavorazione del terreno.
La semina avviene in estate con la messa a dimora di bulbi distanti circa 30
cm, mentre la produzione, riferita all’ettaro di stimmi essiccati, può
raggiungere i 10-15 Kg.
|