FORMAGGI
La Sicilia, in materia
di formaggi, presenta un patrimonio tra i più interessanti del
Mediterraneo. In questo senso, l’azienda agricola AGRIMA ha voluto
riproporre i formaggi tradizionali del territorio nel quale sono
presenti gli allevamenti, combinando materia prima (il latte ottenuto
dalla pecora “Pinzirita”) con tradizione casearia.
I procedimenti di
caseificazione ricalcano, infatti, uno schema consolidatosi nei secoli,
consistente in una serie di fasi, qualcuna identica, sia nella
produzione del formaggio canestrato, sia nella produzione del formaggio
a pasta filata.
Canestrato
È il tipico
formaggio citato nei contratti di gabella sin dal XV secolo, come uno
dei prodotti da consegnare annualmente al gabelloto per il prezzo
d'affitto del latifondo. Compare, inoltre, nel calmiere dei latticini
col nome di “tumazzu” o “cacio vacchino”.
Formaggio a pasta
dura, si ottiene dal latte di vacca, a volte misto al latte di pecora
e/o di capra.
Questo formaggio viene
ancora prodotto con tecniche tradizionali utilizzando antichi utensili:
il latte, infatti, viene fatto coagulare a 35°C con caglio in pasta di
agnello; la cagliata viene fatta spurgare con le mani dopo essere stata
posta nei tipici canestri denominati “fascieddi”, i quali lasciano sulla
superficie del formaggio una particolare modellatura.
All’atto dell'incanestratura
può essere aggiunto pepe nero in grani o fiocchi di peperoncino. La
cagliata viene immersa nella scotta a circa 80°C e posta sul tavoliere.
Dopo la fase di spurgo
il formaggio viene estratto dai canestri per essere consumato fresco (tuma)
o avviato alla stagionatura attraverso la salatura a secco, avendo cura
di creare sulla forma uno strato di sale compatto; la quantità di sale
varia in funzione delle caratteristiche del prodotto e non è facilmente
quantificabile. Il canestrato, se stagionato in 8-10 giorni, viene
denominato “fresco”, se stagionato in 2-4 mesi “semi-stagionato”, oltre
i 4 mesi “stagionato”.
Pecorino
Riconosciuto a denominazione di origine protetta, è forse
il più antico formaggio prodotto in Sicilia, poiché le citazioni
storiche risalgono ad uno dei passi più famosi dell'Odissea, quando
Ulisse incontra Polifemo.
In seguito anche Aristotele e Plinio si soffermano sul
procedimento di trasformazione di tale formaggio esaltandone il gusto
unico. In particolare Plinio nella sua opera "Naturalis Historia" redige
una carta dei formaggi nella quale vengono citati tra i migliori
pecorini quelli provenienti da Agrigento.
Formaggio a pasta dura, è ottenuto da latte crudo di pecora
allevata nei pascoli naturali o coltivati, con integrazione di foraggi e
concentrati in stalla.
Il pecorino viene ancora prodotto in Sicilia con tecniche
tradizionali; infatti, il latte viene fatto coagulare a 34-35°C con
caglio in pasta di agnello in circa 45 minuti.
La cagliata che si ottiene, dopo essere stata posta in
canestri di giunco, le cosiddette “fascieddi”, viene fatta spurgare con
le mani; quindi viene immersa per circa 4 ore nella scotta calda e,
successivamente, posta a rassodare sul tavoliere per essere, il giorno
dopo, avviata alla salatura a secco sull'intera superficie della forma,
ripetendo l'operazione più volte nei giorni successivi.
La stagionatura avviene ad una temperatura di 12-16°C e con
il 70-80% di umidità relativa, per un periodo di almeno 4 mesi.
La forma che si ottiene è cilindrica a facce piane o
lievemente concave; la crosta è bianca-giallognola, con la superficie
rugosa per la modellatura lasciata dal canestro; la pasta è compatta,
bianca o paglierina con occhiatura scarsa; il sapore è piccante. Il peso
varia dai 4 ai 12 chili con uno scalzo di 10-18 cm.
Provola
Assieme al caciocavallo, è uno dei formaggi più antichi
dell'Isola, differendo per pezzatura e forma, ma anche per tecnologia di
produzione, per ridotta durata della salatura e della stagionatura.
La provola è un formaggio a pasta filata, prodotto con
latte di vacche alimentate nei pascoli naturali ricchi di essenze
spontanee.
Questo formaggio è ancora prodotto con tecniche
tradizionali: dal latte bovino fresco, dopo essere stato fatto coagulare
a 37°C con caglio in pasta di agnello o di capretto, si ottiene la
cagliata; questa, dopo la rottura molto spinta, viene posta a maturare e
spurgare per circa 3-4 ore sul tavoliere, quindi lasciata per 24 ore a
riposare per raggiungere quella fase di inacidimento tale da poter
essere lavorata e modellata.
Ottenuto ciò, la pasta si taglia a strisce e dopo aver
versato acqua calda si pratica la cosiddetta filatura con processi
manuali; in questo caso le provole vengono modellate a mano nella tipica
forma affusolata a pera, sormontata da un breve collo con testina a
palla, con pezzature che variano da Kg 1-1,5, fino a Kg 4-5.
La provola appena formata si immerge in acqua fredda e,
quindi, la si passa in salamoia. Dopo la salatura, vengono legate al
collo con cappi di “rafia” ed appese in coppia a cavallo di una pertica
per la stagionatura.
Ricotta
Di vacca o di pecora, presenta una storia ampiamente
ducumentata sin dal passato, essendo uno dei generi alimentari di più
largo consumo.
La migliore in assoluto è la ricotta di capra, seguita
dalla ricotta di pecora, più saporita rispetto a quella vaccina; infine,
la ricotta salata, di antica tradizione, è conosciuta notoriamente come
ingrediente indispensabile in alcune rinomate pietanze siciliane, quale
la tradizionale “pasta alla Norma”.
La ricotta fresca è, in effetti, un sotto-prodotto della
caseificazione, poiché si ottiene dal siero di latte di vacca o di
pecora rimasto nella caldaia, lavorato singolarmente o miscelato in
varie combinazioni (ricotta mista).
Al siero, pertanto, si aggiunge del latte e si porta alla
temperatura di circa 75°C; mentre al siero di latte vaccino si aggiunge
una componente acida costituita da succo di limone ed aceto, il
cosiddetto “agro”, al siero di latte di pecora si immergono dei rametti
di fico, per fare avvenire, in tutti e due i casi, l'affioramento della
ricotta.
Una volta affiorata, si elimina la schiuma in superficie,
raccogliendo la ricotta nelle fiscelle poste a sgocciolare in un tavolo
inclinato.
La ricotta è un prodotto cremoso, morbido, di colore
variabile dal bianco avorio al giallo-paglierino; il sapore è dolce,
mentre l'odore ricorda il siero. Per questi motivi la ricotta è stata
ampiamente utilizzata in pasticceria nella preparazione di cannoli e
cassate.
Se prodotta in abbondanza può essere salata, fino a 2 mesi,
su tavole di legno poste in ambienti naturali; in alternativa, la si può
infornare.
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Bottitta Giuseppe
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